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Udinese, fuori l’anima!

agosto 28th, 2017  |  Published in Sport

Foto: zimbio.com

In questo secondo turno di Serie A l’Udinese ha affrontato i ferraresi della Spal, neo promossi nel massimo campionato. Una partita storica, per i nostri avversari, che si riaffacciano al calcio che conta dal balcone di casa dopo un digiuno durato 49 anni. Un grande entusiasmo accompagnava la partita di ieri, lo stesso che ha trascinato oltre 500 dei fedelissimi tifosi friulani a seguire la propria squadra del cuore in quella che, già “per sentito dire”, si presentava come una trasferta complicata.

La Spal, ricordiamo, lo scorso anno era saldamente al comando della Serie B con la bellezza di 78 punti. I numeri, 22 vittorie, 12 pareggi e 8 sconfitte su 42 partite disputate, erano importanti e lasciavano intendere che ai friulani, per vincere, serviva un atteggiamento “da Serie A”, così come aveva chiesto mister Delneri al termine di Udinese- Chievo Verona. Così non è stato.

Il tecnico friulano anche ieri ha prediletto la formazione “standard”, già vista contro il Chievo: Scuffet tra i pali, dietro Angella, Danilo, Nuytinck e Samir, sulla linea di centrocampo Hallfredsson con ai lati Jankto e De Paul, Fofanà davanti al duo d’attacco Lasagna e Thereau.

L’avvio è stato in marcia bassa per i bianconeri, con giro palla che raramente giungeva dalle parti degli attaccanti. La Spal fa subito suo il centrocampo, isolando facilmente Hallfredsson e Fofanà.

Per l’islandese, ancora una performance sottotono, rispetto agli standard di 2 anni fa, così come per l’ex giocatore delle giovanili del Manchester City, autore di una prestazione di scarso spessore. Indecisi, poco freddi e, soprattutto imprecisi. Dicono che le partite si vincano a centrocampo, cosa succede dunque se il nostro è un colabrodo?

La risposta ce la da al 25’ un certo Marco Borriello: 35 anni, una carriera travagliata dall’insofferenza e dai continui cambi di casacca. Ma quando il dovere chiama, Marco risponde e lo fa freddando con un bel tiro di collo il giovane Scuffet.

La Spal si sveglia, capisce che ha delle armi in più e, sull’onda dell’entusiasmo, inizia a giocare il calcio che sa. Quello che i nostri bianconeri, a quanto pare, si sono dimenticati.

De Paul, anche ieri propositivo, guida al 35’ la carica a Fort Apache. L’argentino, come ad Udine, si dimostra generoso e propositivo, ma ben lontano dal ricoprire il ruolo del playmaker che all’Udinese servirebbe come l’aria. Aria che non tira proprio dalle parti di Lasagna, che riesce, come sempre, a crearsi degli spazi ma che esaurisce il carburante ancora troppo lontano dalla zona gol.

La ripresa, ahimé, è solo Spal. Borriello è incontenibile sia per Danilo che per Nuytinck. Per il brasiliano, al rientro, una prestazione incolore, caratterizzata solo dallo sfortunato rimpallo che si trasforma in un assist servito sul vassoio d’argento a Lazzari. Nuytinck, ci piace. Ovvio, l’olandese è un giocatore e non è in grado di caricarsi sulle spalle l’intero reparto difensivo ma convince, per tempismo e correttezza degli interventi e, cosa non da poco, nel passaggio. Qualità, quella del palleggio che scarseggia in tutti gli undici friulani, ma se vogliamo parlare della difesa, non possiamo omettere certi erroracci grossolani di Angella o le indecisioni di Pezzella. Nuytinck, almeno, la palla la inzucca, al 26’ del secondo tempo. Trascinatore.

Chi invece i gol li doveva segnare, continua, bene o male, a buttarla dentro. Thereau, pur non facendo nulla per 90’, ha scritto, di nuovo, il suo nome sul tabellino dei marcatori. Ma Cyril, puoi e devi fare di più.

I peggiori?

A nostro avviso nella flop parade non possono che comparire Lasagna, Fofanà e un certo Simone Scuffet.

Lasagna in versione “vedo non ti vedo”, è poco utile là davanti e l’Udinese, gira meglio quando in campo c’è Perica.

Fofanà che i palloni li dovrebbe servire, spesso necessita dell’assistenza di un De Paul, un Jankto o un Hallfredsson, a recuperare le palle che, invece, perde.

E Scuffet. Non vogliamo colpevolizzare il Simone regionale per le 3 papere prese, ma, indubbiamente, il ragazzo deve imparare il senso della posizione. Gli attaccanti, in Serie A non perdonano.

Udinese, ora che sei ancora in tempo, tira fuori l’anima.

Micol Sartori

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