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Cividale: Note dal Fronte

ottobre 29th, 2017  |  Published in Cultura

Il progetto “Note dal Fronte” si segnala per l’originale approccio multidisciplinare, che assembla l’arrangiamento di brani popolari di guerra e motivi inediti di produzione Zerorchestra con una rassegna cronologicamente completa ed esaustivamente tematica di pellicole girate “dal vero” dagli operatori italiani, austro-ungarici e americani tratte dall’archivio cinematografico de La Cineteca del Friuli, contrappuntate le prime e le seconde dalla lettura di brani diaristici di militari dei diversi eserciti. Le diverse fonti – musicali, filmiche, autobiografiche – si fondono in un unico prodotto emozionale che, nello stesso tempo, racconta la guerra, ammonisce sugli stili della propaganda, li confronta con i racconti autobiografici dei soldati, rimanda con taglio contemporaneo alle principali musiche popolari e non scaturite dal conflitto.

Il montaggio delle immagini che si susseguono sullo schermo divise in sette capitoli cronologici è stato curato da Lucio Fabi e Piero Colussi con la collaborazione tecnica di Tommaso Lessio.

1915 – La guerra bianca: Il fronte più alto della Grande Guerra, combattuto da italiani e austro-ungarici fino a 3000 metri d’altezza, va dalle cime dell’Ortles alla Valsugana, dalle Dolomiti alle Alpi Carniche e al Monte Nero. Così, si muore per il freddo e le valanghe, più che per i combattimenti. Le splendide riprese di Luca Comerio, il principale cineasta di guerra italiano, documentano l’attività di reparti alpini sull’Adamello, tra il 1915 e il 1916. Queste scene, proiettate nei cinema europei ed americani, propagano e documentano la nascita del mito degli alpini.

1916 – Gorizia contesa: Le battaglie più dure e sanguinose di tutta la guerra italo-austriaca vengono combattute sul Carso e sull’Isonzo, il fronte principale degli attacchi italiani, difeso in trincea dalle truppe austriache schierate sull’Altopiano di Doberdò, sul monte San Michele da cui il 29 giugno 1916 parte l’attacco ungherese con il gas, sul monte Sabotino e lungo l’Isonzo. Gorizia diventa il simbolo della difesa austro-ungarica, nonché, tra l’estate del 1915 e il 1916, il principale obiettivo delle offensive italiane.

1917 – Inferno carsico: Dall’autunno 1916 all’estate 1917, impiegando un numero crescente di uomini, cannoni e materiali, l’esercito italiano tenta inutilmente di superare il fronte austro-ungarico. In circa 30 mesi di combattimenti sul fronte dell’Isonzo muoiono circa 300.000 italiani e almeno 150.000 austro-ungarici, alcuni milioni sono i feriti, mutilati, ammalati, dispersi e prigionieri dei due eserciti. Le riprese di Luca Comerio documentano nel 1917 trincee e postazioni carsiche intorno a Gorizia e al suo cimitero, con i soldati che si rifugiano nelle tombe per evitare il bombardamento.

1917/18 – Il Friuli invaso: All’alba del 24 ottobre, dopo un bombardamento intensissimo con i gas sulle prime e seconde linee italiane tra Plezzo e Tolmino nell’Alto Isonzo, reparti d’assalto austro-ungarici e tedeschi sfondano in diversi punti le linee italiane e dilagano verso il Friuli. La ritirata italiana, caotica ed affrettata, costa tra morti e feriti circa 40.000 perdite, 280.000 prigionieri, 350.000 sbandati e l’abbandono di tantissimo materiale bellico. L’occupazione austro-tedesca del Friuli e di parte del Veneto viene ampiamente documentata dai cineoperatori al seguito delle truppe, e già dopo poche settimane i cinema austriaci e tedeschi proiettano le immagini della loro vittoria, con la città di Udine, occupata da militari austro-tedeschi e affollata di prigionieri italiani, che diventa il simbolo del cosiddetto “miracolo” di Caporetto

1918- Il fronte del Piave: Le armate italiane schierate dal Monte Grappa al Montello e lungo il corso del Piave respingono l’offensiva austro-tedesca d’inizio novembre. Nei mesi seguenti il generale Armando Diaz, succeduto a Cadorna alla guida dell’esercito, con l’aiuto di giovani rincalzi (i cosiddetti “ragazzi del ’99”) e rinforzi alleati in uomini e materiali, organizza un efficace e profondo sistema difensivo che nel giugno 1918 riesce a fermare l’offensiva lanciata dalle armate austro-ungariche, che dopo alcuni successi iniziali vengono respinte con gravi perdite da parte di tutti e due gli eserciti.

1918 – Arrivano gli americani: Oltre ad alcune armate inglesi e francesi presenti in Italia dalla fine del 1917, nell’estate del 1918 assieme ad ingenti aiuti americani arriva per ferrovia dal fronte occidentale il 332° reggimento di fanteria, circa 3.000 uomini al comando del colonnello William Wallace, accantonati tra Villafranca, Custoza, Sommacampagna e Valeggio. La presenza americana sul fronte italiano è documentata da moderne riprese cinematografiche dei Signal Corps che mostrano il passaggio del Piave alle Grave di Papadopoli, il ponte distrutto sul Tagliamento, il reggimento a Codroipo accolto dalla popolazione locale e il successivo arrivo a Cormòns.

1918 – A Trento e a Trieste: La fine della guerra coincide con l’occupazione delle città simbolo di tutto il conflitto. Trento e Trieste erano stati gli slogan utilizzati dagli interventisti nel periodo della neutralità italiana e dalla propaganda di guerra per motivare i soldati ad affrontare i pericoli del combattimento. Le due città vengono raggiunte rispettivamente per terra e per mare il 3 novembre 1918, a conclusione di quella che viene definita la “battaglia di Vittorio Veneto”. Fiumi di prigionieri austriaci e la centrale Piazza Dante con la popolazione festante a Trento, l’arrivo del re Vittorio Emanuele III a Trieste e anche qui le manifestazioni di gioia della popolazione, tra cui si identificano numerosi militari dell’ormai ex esercito asburgico. La città è in festa, ma il ritorno dall’Austria di decine di migliaia di ex prigionieri italiani causa seri problemi e non poche vittime.

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