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The Florida Project – La recensione

marzo 18th, 2018  |  Published in Cultura

The Florida Project (2017) diretto da Sean Baker, conta, tra le varie star, l’attore Willem Dafoe, nominato nella categoria “Miglior attore non protagonista” alla 90esima edizione degli Oscar.

Nel film The Florida Project, la telecamera segue i passi di un gruppo di bambini che vivono vicino a DisneyLand, nella Florida che luccica, appunto. Il focus è, in particolare, sulle azioni della scalmanata bimba di soli 6 anni Moonee, figlia di Halley, una giovane mamma teppista ed incasinata che, per mantenere sé e la figlia è costretta a prostituirsi.

Le due sono solite trascorrere le vacanze estive in un motel chiamato Magic Castle, nella cittadina di Kissimmee, dove, ogni anno, Moonee si ritrova con i suoi piccoli “partner in crime” , il maschietto Scooty e la sua migliore amica Janey.

La telecamera segue i tre mentre scorrazzano in giro a fare scherzi e a burlarsi sia dei turisti di passaggio che degli altri abitanti di quello squallido motel: l’intento del regista è quello di ritrarre degli spezzoni di vita di questi sfortunati che, pur abitando nel mondo dei balocchi, campano grazie all’aiuto di Bobby (Dafoe, appunto), il manager del motel, un po’ padre di tutti.

  • Vicino ad un luogo magico qual è DisneyLand, la gente soffre. Ho apprezzato il contrasto tra l’immagine idealistica che un po’ tutti abbiamo della Florida, rappresentata appunto dal celeberrimo parco divertimenti, che nel film compare solo nell’ultima scena, come contrasto a quella realtà che i turisti ignorano. Si può dire, dunque, che la Florida sia così magica? Evidentemente no, come si può vedere nel Magic Castle motel, dove giovani donne, già madri sono costrette a svolgere lavori a tempo pieno, o a prostituirsi come Halley.
  • Il cibo. Quanti sforzi faremo per conquistarci un pasto caldo? Bé, Halley ciba la figlioletta Moonee con Waffle e Take Aways, ma, non appena le si presenta l’opportunità, si rifugia a casa della madre, dove l’aspetta un letto caldo e un piatto decente. Da un altro punto di vista, in questa pellicola il cibo è uno dei collanti delle relazioni che intercorrono tra i vari personaggi, come, ad esempio, nel rapporto madre-figlia tra Halley e Moonee: le due passano ¾ del tempo assieme mangiando, come se il cibo riuscisse ad abbattere quel mostruoso vuoto di affetto ed, inoltre, il cibo rappresenta anche un mezzo di potere, attraverso il quale Halley si burla della madre di Scooty, dipendente di una pasticceria.
  • I bambini abbandonati a loro stessi, girovagano attorno al motel tutto il giorno, spesso cacciandosi nei guai. Mooney, Scooty e Janeuy si scoprono piromani, ma lo fanno senza nemmeno rendersi conto della conseguenza delle loro azioni.
  • Interessante è il ruolo di Bobby, proprietario del motel e benefattore degli inquilini. Una persona normale, ultra partis, che tenta di contenere gli scandali e mantenere la giusta facciata.
  • La scena finale, estremamente emozionante, dove Mooney e Janey riconquistano la loro infanzia, correndo libere tra la folla di DisneyLand, poco prima di separarsi per sempre.

Giudizio pellicola: 4/5.

 

Micol Sartori

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